Una cosa in particolare mi manca, dei decenni trascorsi. La rassicurante presenza del tartaro.
Dove mai è finita quella consolante sostanza batterica che imperversava in TV ad ogni ora del giorno e della notte, e che ricopriva i nostri incisivi con una raffaellesca patina giallo ocra? Quella che sembrava la pandemia dentistica degli anni '80, è forse stata finalmente debellata? Forse che nessun dentista tirerà più fuori il miracoloso strumento uncinato per restituire alla nostra ghiera eburnea il suo primigenio e candido splendore? Possibile che l'invasione di colluttori, bicarbonati e microsfere abrasive abbia sortito il suo effetto?
Perchè mai disquisire su imbarazzanti fotografie di membri semieretti, su altrettanto imbarazzanti successi di esaltata ignoranza, quando è tutto spiegabile con estrema semplicità?
NB: Richiesta conoscenza dell'inglese. Per la questione Redneck, basta Wikipedia.
Si sa bene che su queste pagine non si hanno pregiudizi nei confronti della religione, così come non se ne hanno nei confronti degli gnomi che seppelliscono pentole d'oro sotto gli arcobaleni (cito da qui, tempo fa ripreso anche qui). Indi, possiamo mostrare senza remore o timidezze un sito imprescindibile per chiunque voglia godere di una conoscenza più approfondita relativa al mondo del cattolicesimo pret-a-porter. Quello, per intenderci, che ritiene assolutamente indispensabile informare il resto dell'umanità innocente in merito alle proprie scelte fideistiche. Quello che indossa il Silver Ring come baluardo della propria verginità (vaginale, eh?), o che sceglie i propri idoletti paganizzanti sulla base delle casuali precipitazioni del Braccialetto Highlander. Insomma, per tutti coloro che aspirano a seguire le santificanti orme di Magdi Cristiano Allam, ecco a voi le straordinarie Officine Creative Sabaoth
Questo "team di giovani creativi" offre infatti una spaventosa testimonianza della deflagrazione mentale che deve regnare ultimamente nel mondo della Santa Chiesa Cattolica Romana. Inutile profondersi nella descrizione dettagliata di tutti i pezzi, peraltro talmente innovativi in fatto di design da sembrare ispirati allo stile circolante presso il pubblico di un concerto di Marco Masini del '91. Basta far cenno alla magnifica blusa femminile in voga presso le feste di Alessandro Canino, al berretto con carpaccio cristologico stilizzato, all'acronimo mocciano "dio ti benedica" del felpone della seconda media, per finire poi con il pezzo forte della collezione, la deprimente maglietta "Io non sono mio", particolarmente in voga quest'anno grazie al trend "scandalizziamoci-per-Eluana".
Ah, non dimenticate di fare un salto alla sezione libri. Uno migliore dell'altro, anche se senza dubbio il pezzo forte rimane questo.
Posto come assioma che il concetto di "mondo" è decisamente altalenante e dipendente dai piccoli o grandi universi personali di ciascuno, alcuni "mondi" hanno terminato di svolgere la loro benamata funzione da tempo.
Non si raggiunge tale consapevolezza in modo graduale, o almeno, non è mio costume farlo; è più simile ad una sorta di epifania alla Joyce, una forma di illuminazione improvvisa. Si voltano per un momento le spalle alle precedenti forme di vita, sulle quali ci si è quotidianamente dannati, per poi scoprire che, a giochi fatti, la loro importanza era ridotta ai minimi termini. Che, alla fine, i presunti problemi non erano poi così insormontabili; bastava lasciare che si risolvessero da sè, senza giungere alla presunzione di credere di poter condizionare intere galassie con il proprio impacciato e umanissimo operato. Forse ci si dovrebbe arrogare il diritto alla trascuratezza della mente, ogni tanto. Come diceva qualcuno, levità. Una sorta di rispetto per la propria psiche, e di (apparente) mancanza di rispetto per quella del resto dell'universo. E' difficilissimo mantenere l'equilibrio, ovviamente. A volte si commettono errori.
Tutto stava ad accorgersene, e a provvedere di conseguenza. Anche solo qui sul blog, che, nei suoi limiti, rappresenta un piccolo frammento dell'insieme. Il provvedimento, nello specifico, è stato quello di mettere da parte alcuni vecchi e logori contenuti, figli di ere trascorse e ormai definitivamente archiviate. Zosimos non ha una memoria onnicomprensiva, il passato non merita di esistere nella sua interezza; si plasma a proprio piacimento, ci si lavora sopra, si censura e si taglia ciò che non è degno di permanere. Il resto, che sparisca pure. Era giusto, un tempo, ora non più. In queste stanze, Apollo bastona ferocemente Dioniso, e non sarà mai troppo presto per rendersene conto.
Che il gufo, Yeats e Petrarca veglino su questi propositi.
Torno sul blog sfoggiando il template più intimamente nerd e isolazionista che sono riuscito a concepire. Mi sono tenuto volontariamente lontano da queste amene paginette per qualche tempo, giacché, non si direbbe, ma là fuori c'è ancora una sorta di esistenza biologica che attende ogni giorno il mio contributo sociale. Che ultimamente consiste, nella fattispecie, nel vano tentativo di inculcare nelle teste di adolescentelli barbarici un qualsiasi concetto che esuli dalle copule trascorse e future, dal credito sul cellulare e dal laccaggio delle unghie. Fuori, mentre la stagione esplode nel suo consueto fragore di appetiti caduchi, le obese statunitensi si sentono Audrey e sfoggiano abitini corti che ballano in controtempo insieme alla ciccia. Alzo gli occhi.
Il recente sopralluogo in Basilicata settentrionale si è rivelato foriero di inaudite esperienze sensoriali, a partire dal clima feroce e dai paesaggi vicini a quelli che ti immagini abbiano trovato sull'Ultima Thule:

Per non parlare poi del folklore locale, esemplificato dall'Associazione Culturale ViaGrà di Gravina:

E dell'incredibile distributore di latte di mucca appena munto (bottiglia NON inclusa):

Torno, e cosa ti trovo su SexyPeople? L'affascinante Barbara. E in TV, Josephine Ratzinger che da L'Aquila semidistrutta continua a berciare qualcosa sulla divina provvidenza. Amo questi giochi di opposti.
Intanto che trovo un momento per prendere una boccata di vivificante ossigeno e per produrre brani un po' più articolati, riapro la rubrica delle belle cose per segnalarvi uno straordinario blog di origine (presumo) statunitense, vero e proprio calderone di brutture postmoderne. Si tratta del peraltro già piuttosto noto Sexy People, il quale, a discapito del nome, NON contiene immagini di uomini e donne sessualmente appetitosi. Diciamo che è un modo anche piuttosto autoironico per celebrare quel particolare e sottaciuto momento della vita umana nel quale l'aspetto fisico di ciascuno di noi tocca vette di orrenda inconsapevolezza, complici dei familiari troppo condiscendenti o dei compagni di scuola perfidamente silenti. Ecco dunque che, in occasione dello scatto di una foto ricordo, il peggio del peggio di tutti noi si mostra in tutta la sua purissima bruttura, rivelando con impietosa malvagità l'influsso di mode esteticamente raccapriccianti.
Gli esempi possibili sono numerosi. Cito, in ordine sparso:
a - La perfetta cofanaura color mogano bruciato del cavaliere, che riesce quasi a mettere in secondo piano il mazzolino di fiori posto sul polsino della dama.
b - L'inquietante simmetria compositiva, appena sbilanciata dalla massiccia mole del padre spiritato.
c - La vertigine tricotica, vero e proprio portale aperto su mondi misteriosi.
d - Il mio preferito. Non solo per il pelazzo a vista, che condividiamo. Ma anche per il coraggio di piazzarci sopra un delizioso maglioncino di cotone a pelle.
Ovviamente, anche gli italiani sono ben rappresentati. Tra i molti esempi, questo mi pare il migliore.
Ovviamente ho visto Sanremo. E senza dover cercare giustificazioni ipocrite come fanno coloro che, abituati a vantarsi dei propri ascolti di progressive gallese minore, occhieggiano la manifestazione canora di mamma Rai con malcelata curiosità, ma subito negano di averlo fatto e cambiano canale per vedere Santoro. No no. Io me lo sono visto tutto, dall'inizio alla fine. Mi sono goduto fino all'ultimo ogni singola stecca, ogni plagio, ogni rima insulsa, ogni sfarfallio di violini. E non solo. Nel momento del rush finale, quando a contendersi l'orrendo leoncino con la palma erano l'ululante Sal Da Vinci, lo svociato Marco Carta e, dio-ci-salvi, Povia, ho deciso di prendere in mano la situazione. Ho votato Marco Carta. Sì, proprio quello che assomiglia a Felipe di Mafalda, e che è riuscito nella titanica impresa di copiare un intero verso a Baglioni.
Egli ha vinto. E provo un vero e proprio piacere somatico nel pensare che il mio voto, il mio piccolo voto possa essere stato determinante per strappare la vittoria a quel miserevole australopiteco di Povia, del quale mi auguro l'immediata estinzione, possibilmente al termine di un'incisiva tortura sodomita nella stessa aula di catechismo nella quale deve aver scritto il suo pezzo.
E' stato un atto politico, lo ammetto. Ma quanta soddisfazione.